
Il volume indaga un approccio progettuale che, nei territori abbandonati dell’archeologia mineraria, supera la scala del manufatto per sistematizzare le relazioni critiche tra processi ambientali, infrastrutture e reti tecnologiche. I progetti proposti ampliano le azioni tecniche di risanamento in prospettive orientate di sviluppo culturale-scientifico europeo. Con quali modalità operative è possibile intrattenere azioni, come il “custodire” e il “proteggere”, in un contesto di una “ecologia mineraria”, elevando al contempo la condizione archeologica dei suoi scarti tossici? In tale cornice, la geografia dei Fanghi Rossi di Monteponi è il caso studio esplorato dai gruppi di ricerca, attraverso sguardi e metodi progettuali: un campo operativo di sintesi tra tecniche di recupero ambientale e di architettura del paesaggio. Grande archeologia della terra, i Fanghi Rossi sistematizzano la coesistenza tra “manufatto” identitario e presenza tossica; qui i progetti non propongono mere soluzioni mitigative del rischio, ma prefigurano il luogo attraverso forme architettoniche, trasformando il paradosso tra residuo contaminato e patrimonio storico in opportunità per immaginare nuovi paesaggi.